Terra e libertà: la passata
Passata di pomodoro dalle terre del caporalato
A Torretta Antonacci, nel foggiano, un gruppo di braccianti con il sostegno dei sindacati di base, ha provato a pensare un’alternativa allo sfuttamento del lavoro per l’”oro rosso”.
Hanno iniziato così a coltivare un terreno abbandonato, hanno autogestito il proprio il lavoro, iniziando dalla trinciatura e dall’aratura, con tutte le difficoltà legate all’occupazione, hanno usato solo prodotti naturali, quasi senza soldi e solo con lavoro volontario.
La trasformazione: una necessità
Il confronto con la filiera che gioca sempre al ribasso e che tratta grandi quantità li ha convinti a fare il passo di chiudere il ciclo producendo la passata “terra e libertà”, per poter arrivare a livellare le paghe con il salario giornaliero stabilito dal contratto provinciale, che è di 55 euro al giorno, comunque poca cosa in rapporto al lavoro svolto.
Venderla tutta per poter andare avanti
L’esperienza non è stata un successo anche perché, la trasformazione in proprio di piccole quantità di pomodoro ha un costo di molto superiore a quello delle grandi aziende trasformatrici, non ci sarà quindi una prosecuzione nella produzione, tuttavia questa passata se verrà acquistata tutta darà modo di avere le risorse economiche per ripartire con la semina invernale dei broccoletti e un fondo per il sostegno di altre lotte bracciantili e occupazioni di terre pubbliche incolte.






